Nell’America del 2017 le donne non hanno potere sul proprio corpo

Miriam Stellino

Chi è padrone del corpo delle donne? Le donne stesse, o qualcun altro? La risposta sembra scontata e banale eppure, paradossalmente, per qualcuno non è così. Per qualcuno le donne hanno ben pochi diritti sul proprio corpo.

Siamo in Arkansas, ridente Stato del Sud degli USA, dove Giovedì 2 febbraio il governatore repubblicano Asa Hutchinson ha firmato l’Arkansas Act 45, una legge – dal dubbio buon senso – che, fondamentalmente, concede al marito (o ad un parente o qualsiasi tutore) di una donna incinta di proibirle di abortire – o persino di fare causa al medico che opera l’interruzione di gravidanza senza il suo consenso -, anche nel caso di stupro o incesto. In poche parole, la legge consente agli stupratori di contestare l’aborto alle loro vittime. Ciò significa che una donna violentata dal proprio marito, o dal proprio fratello o dal proprio padre, deve prima affrontare il proprio stupratore per poter interrompere la gravidanza risultante da tale violenza. Il meccanismo è chiaro: “Io ti faccio abortire, e tu non mi denunci”. L’Arkansas Act 45 cede semplicemente ad altri i diritti che la donna dovrebbe poter esercitare sul proprio corpo, rendendola poco più che un oggetto. Le donne non sono trattate neanche come adulti. Le donne perdono la propria capacità di intendere e di volere, divenendo degli esseri inferiori dalla dubbia dignità posti sotto l’amorevole protezione del marito –o, paradossalmente, dello stupratore-. Così assurdo da sembrare inverosimile.

La legge penalizza, inoltre, la procedura D&E, ovvero la pratica abortiva più comune negli Stati Uniti. Ma se la D&E è illegale, è semplicemente illegale, dunque è del tutto superfluo specificare che il marito o il tutore della donna può rifiutare di sottoporre la stessa ad una procedura medica che è, in ogni caso, proibita. Insomma, sembra solo uno stratagemma per ricordare in qualche modo alle donne il loro vero ruolo. Che sembra essere, appunto, quello di fare figli.

Chiariamo una cosa: non si tratta, purtroppo, di una legge “pro vita”, né di un provvedimento per “salvare i bambini”. Qui nessuno vuole ledere la dignità e il valore della vita umana, ed è proprio per questo che l’Act 45 rappresenta uno dei più efferati attacchi alla libertà e alla dignità delle donne (che, se qualcuno l’avesse dimenticato, sono anch’esse esseri umani). E’ semplicemente un provvedimento barbaro e paradossale che susciterebbe sana ilarità e tanta indignazione in qualunque società civilizzata, e che vuole solo evidenziare, ancora una volta, lo stato di inferiorità delle donne. Che vuole ricordarci che le donne sono solo prodigiosi contenitori, il cui valore è strettamente legato al loro processo riproduttivo. Ma le donne sono innanzitutto esseri umani, non madri potenziali.

Non in pochi, adesso, minacciano di trascinare l’Arkansas Act 45 in tribunale, poiché giudicato incostituzionale.

In ogni caso, di una cosa siamo certi: il sogno americano non era questo. Il sogno americano di libertà ed uguaglianza non era sicuramente questo.

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