Esistenza

 – Marcello Marchese

Uguali

lo siamo quando nasciamo,

quando ci danno un colpetto e, per la prima volta, piangiamo;

ma appena apriamo gli occhi

la magia si rompe

e la tragedia umana nelle nostre vite repentinamente irrompe.

Aprire gli occhi al mondo ci rende

diversi,

chi usa le mani… chi compone versi,

chi chiaramente immagina il proprio destino

e sicuro si apprezza al proprio cammino

e chi terrificato, indeciso, pietrificato

vorrebbe richiudere gli occhi

perché ignora ciò che il fato a lui terrà sempre celato.

Siamo diversi

perchè c’è chi gli occhi è costretto ad aprirli da solo,

gettato a vivere da una mano a lui sconosciuta

una vita da lui non voluta;

c’è colui invece che gli occhi li apre adagio,

non è solo, è in mani sicure, nessuno intorno di malvagio:

l’amore, la serenità, la fiducia di altri occhi vissuti e vetusti,

da tempo avvezzi all’avvelenamento dolce dell’esistenza,

con calde mani proteggono gli occhi neonati,

difendendoli dal buio troppo spento o dalla luce troppo intensa.

Non è solo come colui che nel mondo è gettato, ma accompagnato

desiderato,

ma quello che, poverino, da solo è nato, da nessuno può essere giudicato,

tutto lui si è creato, la vita a lui nessuno ha dato.

Colui invece che, fortunato, sin da subito fu aiutato

è dallo sguardo altrui giudicato.

Come un maestro, infatti, che per il pupillo punta in alto

e per lui farebbe questo e quell’altro, da lui si apetta il meglio…

così quegli occhi aiutati crescono deviati poichè dalla realtà vengono oscurati.

A volte rischiano, così, di diventare senza volere

lo specchio di altrui occhi e di imboccare

senza immaginarlo un viaggio a loro non salutare

per poi comprendere di aver vissuto il mondo e la vita

come la luna che crede di illuminare la galassia infinita.

Non siamo stati all’altezza delle aspettative,

ma la vita è oramai finita.

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